2 English La ricerca e i testi

 LA METAMORFOSI

DELLA “LECTURA SUPER APOCALIPSIM” 

NELLA “DIVINA COMMEDIA”

 

La Commedia di Dante conseguì “la gloria de la lingua” attraverso un’intensa elaborazione intertestuale della Lectura super Apocalipsim del francescano Pietro di Giovanni Olivi, completata (1297/1298) appena dieci anni prima dell’inizio della stesura del “poema sacro” (ca. 1307). La ricerca in corso, che viene qui presentata, dà conto di questa straordinaria metamorfosi testuale (che è anche esempio di arte della memoria), e delle sue norme filologicamente verificabili. Emerge un Dante tutto ‘medievale’, che si era perduto, lì dove il senso letterale, rivolto a chiunque, ne racchiude altri “mistici” rivolti ai pochi – gli Spirituali francescani – che con la predicazione avrebbero potuto riformare la Chiesa. Ma il confronto fra i due testi consente anche di percepire il passaggio, nell’ “autunno del Medioevo”, agli ideali laici propri del Rinascimento, lì dove le prerogative che nell’esegesi dell’Olivi sono concentrate sulla sola storia della Chiesa vengono da Dante riversate sull’intero mondo umano con le sue esigenze, come la lingua, la filosofia, la monarchia.

 

Pietro di Giovanni Olivi e Dante. Un progetto di ricerca 

[“Collectanea Franciscana”, 82 (2012), pp. 87-156; 494 KB]

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« In mensura et numero et pondere ». Nella fucina della Commedia : storia, poesia e arte della memoria

[data di pubblicazione: 3 set. 2014; pp. 303; 4, 33 MB]

L’elaborazione intertestuale della Lectura super Apocalipsim, che accompagnò l’intera stesura della Commedia, costituisce un eccezionale esempio di arte della memoria. Nella struttura interna del poema, le singole parole si leggono, nel contesto dei versi, come segni che conducono all’altro testo dottrinale consentendo così il passaggio dal senso letterale, che è per tutti, a quelli mistici in esso racchiusi, riservati ai depositari della chiave di tanto alta crittografia.

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Aristotele e l’«Ecclesia spiritualis». La nuova cittadinanza «di quella Roma onde Cristo è romano», in «Il mondo errante». Dante fra letteratura, eresia e storia, Atti del Convegno internazionale di studio, Bertinoro, 13-16 settembre 2010, a cura di M. Veglia, L. Paolini, R. Parmeggiani, Spoleto 2013 (Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo), pp. 313-358.

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Petrus Iohannis Olivi, LECTURA SUPER APOCALIPSIM

trascrizione dal ms. lat. 713 della Bibliothèque Nationale de France (1318-1319)

[edizione a cura di A. Forni; data di pubblicazione: 18 nov. 2009; aggiornamenti: 30 set. 2015; pp. 745; 7, 73 MB]

“La Lectura dell’Olivi rappresentò l’ultimo sforzo, il più intenso, dell’escatologismo medievale a presentarsi come forza viva ed operante nella vita della Chiesa e della storia”. (Raoul Manselli)

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A. FORNI – P. VIAN, Un codice curiale nella storia della condanna della Lectura super Apocalipsim di Pietro di Giovanni Olivi: il Parigino latino 713, «Collectanea Franciscana» 81 (2011), pp. 479-558; 82 (2012), pp. 563-677.

Come dimostrano gli innumerevoli segni vergati nei margini e nell’interlinea, il codice parigino  – il testimone più antico e autorevole, fra i sedici pervenuti, della Lectura super Apocalipsim – era certamente nelle mani dei censori che, nel 1318-1319, esaminarono la «pestifera postilla» per incarico di papa Giovanni XXII. Su di esso, infatti, collazionarono i sessanta articoli estratti considerati eretici o erronei.

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Topografia spirituale della Commedia

[data di pubblicazione: 4 ott. 2013; pp. 1086; 15, 90 MB]

Per quasi ogni verso, o gruppo di versi, collegamenti ipertestuali conducono al “panno” esegetico fornito dalla Lectura super Apocalipsim, sul quale il “buon sartore” ha fatto “la gonna”.

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Il terzo stato. La ragione contro l’errore

[data di pubblicazione: 1 set. 2010; pp. 242; 3, 83 MB]

Parte dimostrativa della relazione (§§ I-III) Aristotele e l’Ecclesia spiritualis: la nuova cittadinanza “di quella Roma onde Cristo è romano”, tenuta al Convegno internazionale di studi danteschi, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: Il mondo errante. Dante fra letteratura, eresia e storia. Centro universitario di Bertinoro, 13-16 settembre 2010. Realizzazione dell’uomo razionale e del senso morale, il terzo stato della Chiesa contiene tutti gli elementi che Dante ritiene utili per conseguire la felicità su questa terra.

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La settima visione (La Gerusalemme celeste, Apocalisse XX-XXII)

[data di pubblicazione: 20 set. 2011; pp. 259; 6, 10 MB]

La città ideale, la Gerusalemme celeste descritta nella settima visione apocalittica con fosse, mura, porte, case, piazza, angoli, misure dei lati, pietre preziose, fiume, rive, albero, frutti, viene applicata agli uomini, che partecipano così delle sue divine qualità e la riempiono con la propria realtà. Nella storia terrena, nessuna città le è stata più somigliante della Firenze antica rimpianta da Cacciaguida. Nell’amarezza dell’esilio, fra rimproveri e invettive contro di essa, il poeta sempre ama un’idea della sua Firenze, patria di degni cittadini “ch’a ben far puoser li ’ngegni” (Inf. VI, 81). Come sarebbe stato un giorno per Savonarola, Firenze è l’eletta e diletta città, nuova Gerusalemme santa e pacifica.

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Saggi 

I. Dante all’«alta guerra» tra latino e volgare. Postilla alle ricerche di Gustavo Vinay sul De vulgari eloquentia.

[data di pubblicazione: 8 giu. 2009; pp. 360; 5, 55 MB]

Dante lasciò incompiuti il Convivio e il De vulgari eloquentia per dedicarsi alla Commedia, un’opera molto diversa da quelle abbandonate. Cosa gli fece cambiare idea intorno al 1307, un anno decisivo, come riconosciuto da Giorgio Petrocchi? Fu l’insoluto problema del rapporto tra volgare e latino, e tra volgare illustre e volgari municipali, come sostenuto da Gustavo Vinay? Fu la scoperta di un libro eccezionale, diffuso in Italia nel primo decennio del Trecento dagli Spirituali francescani: la Lectura super Apocalipsim di Pietro di Giovanni Olivi. Per la prima volta si entra nel ‘laboratorio’ di Dante, dove una nuova lingua fu creata, alla ricerca dei motivi che spinsero l’artefice a intraprendere un viaggio per luoghi eterni.

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II. L’agone del dubbio, ovvero il martirio moderno (Francesca e la «Donna Gentile»)

[data di pubblicazione: 4 nov. 2009; pp. 174; 2, 84 MB]

Secondo Olivi, nel “sesto stato” (cioè nei tempi moderni) viene inflitto agli uomini spirituali un martirio di nuovo tipo. Esso non è corporale, come quello sostenuto dagli antichi testimoni della fede contro i pagani, ma è psicologico. I nuovi martiri soffrono nel dubbio sulle stesse verità di fede, di fronte ai carnefici che operano miracoli e si presentano con una falsa immagine di autorità e con false Scritture. Un “certamen dubitationis” in cui anche i più esperti vengono vinti. Un dubbio ingannatore che ha perduto Francesca e Paolo, Guido da Montefeltro, il conte Ugolino, contro il quale anche Dante deve combattere.

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III. Il sesto sigillo (capitoli 1-10)

[data di pubblicazione: 21 lug. 2010; pp. 678; 5, 19 MB]

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Capitolo 11 (« UN CINQUECENTO DIECE E CINQUE », Purg. XXXIII, 43)

          [data di pubblicazione: 14 feb. 2011; pp. 118; 1, 78 MB]

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Capitolo 12 (Il Veltro)

          [data di pubblicazione: 17 mar. 2011; pp. 71; 1, 58 MB]

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Dante conobbe Gioacchino da Fiore solo attraverso l’Olivi, e in un contesto che non può dirsi gioachimita in senso stretto. Il suo poema è pregno di quell’escatologismo che, “oltre che ideologia di lotta e di riforma del gruppo spirituale, era anche un vero e proprio sentimento storico, mi si conceda l’espressione, una tensione di rinnovamento, una ansia di salvezza, che nel 1300, l’anno centenario della Natività, aveva trovato come un’attivazione, in un senso di pienezza dei tempi, cui doveva corrispondere un fatto, un accadere meraviglioso e nuovo” (Arsenio Frugoni). Alla parte più originale della Lectura super Apocalipsim (il “sesto stato”, il “novum saeculum”) rinvia il senso figurale di innumerevoli personaggi e situazioni, da Beatrice a Francesco, da Matelda a Cacciaguida, insieme a eventi inopinati e sconvolgenti come il Vespro siciliano e la cattività avignonese, fino alle profezie del Veltro e dell’ “un cinquecento diece e cinque”.

IV. Lectura super Apocalipsim e Commedia: le norme del rispondersi

[data di pubblicazione: 18 nov. 2010; pp. 168; 3, 37 MB]

Con l’intento di raccogliere tutte le norme riscontrate nel rapporto fra i due testi, il saggio presenta, per il momento, una scelta di hapax legomena della Commedia (circa 300) per verificare cosa avvenga nel loro immediato contesto, e se si registrino, in modo costante nel rapporto con la Lectura, forme di rispondenza fra i due testi. Viene poi presa in esame l’esegesi dell’istruzione data ad Efeso, la prima delle sette chiese d’Asia alle quali Giovanni scrive nella prima visione apocalittica (Ap 2, 1-7). Poiché Olivi utilizza assai come fonte Riccardo di San Vittore, è questa un’occasione di mostrare, nel confronto fra Lectura e Commedia, come Riccardo passi in Dante attraverso l’Olivi e solo permeato dalla teologia della storia propria del francescano.

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V. Il Cristo di Dante

[data di pubblicazione: 21 ott. 2013; pp. 390; 4, 69 MB]

Attraverso quanto è scritto su Cristo nella Lectura super Apocalipsim dell’Olivi si può percorrere tutta la Commedia. Le sue prerogative sono diffuse ovunque sugli individui, e spesso interpretate in senso imperiale. Per Dante la storia è segnata, in conformità o difformità, da Cristo “esemplare”.

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VI. Amore angelico (Par. XXIII, 103-111)

[data di pubblicazione: 21 ott. 2013; pp. 35; 681 KB]

Il trionfo di Maria in Par. XXIII è un concertato di tutti i temi di canto e di letizia che è possibile trarre dalla Lectura super Apocalipsim.

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LECTURA DANTIS

INFERNO VI

Lettura tenuta il 19 gennaio 2009 presso il  Liceo Classico “G. Pantaleo” – Liceo Scienze Umane “G. Gentile” di Castelvetrano.

[pp. 12; 90, 53 KB]

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         INFERNO X

[data di pubblicazione: 7 feb. 2014; pp. 260; 3, 13 MB]

«Quanta parte di poesia è morta nella Divina Commedia, quante parole hanno perduta la loro freschezza, e quante frasi il loro colore, e quante allusioni il loro significato!» (De Sanctis) – «Qual è la posizione di Cavalcante, qual è il suo tormento? […] Come Dante rappresenta questo dramma? Egli lo suggerisce al lettore, non lo rappresenta; egli dà al lettore gli elementi perché il dramma sia ricostruito e questi elementi sono dati dalla struttura» (Gramsci). Risolvere il «nodo» intuito, che ritenne entrambi al di qua di ogni conclusione, da De Sanctis e da Gramsci: questo il punto di qualsiasi ermeneutica volta su Inferno X. Qual è il confine fra poesia e storia, individuale questa o collettiva? Quale dramma si è perduto o è stato seppellito? Con l’ausilio della «chiave» (la Lectura super Apocalipsim dell’Olivi), può essere infatti penetrato per nuovi sentieri e aperto alla discussione.

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         INFERNO XXVI

[data di pubblicazione: 15 giu. 2016; pp. 301; 3, 5 MB]

«“Considerate la vostra semenza: / Fatti non foste a viver come bruti, / Ma per seguir virtute e canoscenza”. Come se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono». (Primo Levi, Se questo è un uomo)

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         PARADISO XII, 124-126

 [data di pubblicazione: 20 settembre 2015; pp. 26; 566 KB]

Due diverse interpretazioni delle parole di san Bonaventura riferite a Ubertino da Casale e a Matteo d’Acquasparta, connesse con due verbi, ‘coartare’ e ‘fuggire’ la “Scrittura” (la Regola francescana).

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berdar_ernestina@mailxu.com